Ho finito il tomo. Ho finto con una lettura non-stop fino alle prime ore del mattino di oggi.
Il libro, come avevo letto in vari giudizi trovati nel Web, ha delle ampie fasi di sciatteria, ben più estese di quanto mi aspettassi; credo che lo scopo è quello di creare delle pause ad effetto prima di riportare in alto l'eccitazione nella lettura - tutto questo sotto gli occhi di un lettore sempre più spazientito.
Racconta una storia che si svolge nel anni attuali; un giornalista caduto in disgrazia, investiga sulla sparizione di una adolescente di ricca famiglia avvenuta quarant'anni prima; finisce per smascherare qualcosa di più grande e inatteso; altrettanto inatteso è l'aiuto che riceve per riprendersi la reputazione perduta.
Il libro mi è parso un lungo esercizio mentale, durante la cui lettura ho fatto alcune supposizioni sui sviluppi futuri della storia ma senza troppo lambiccarmi e senza troppo successo. In generale, non mi è sembrato diverso ai tanti thriller/gialli nei quali è facile imbattersi nelle librerie, solo un po più lungo.
Nel racconto l'autore ha voluto mettere in evidenza una facciata poco conosciuta della Svezia, quella violenta, rispetto a come la immaginiamo noi. Questa è stata l'unica fonte di riflessione personale di un certo rilievo; non sono molto interessato a analizzare fanatici nazisti, sadici e killer psicopatici.
Il mio giudizio generale è al di sopra della sufficienza, su un voto in un intervallo da uno a quattro, gli assegno un due e mezzo, ma purtroppo valgono solo gli interi e sono costretto ad arrotondare per eccesso, come soluzione pratica alla lacuna.