Dopo aver letto un primo libro di Sciascia, un giallo, ho molto apprezzato il suo stile ed ho letto un secondo libro, Il giorno della civetta.
Questo non è un giallo, purtroppo, sebbene parli di assassini e sparizioni; è un libro sulla Mafia. Racconta di un capitano della l'Arma (dei Carabinieri) che investiga su un omicidio al quale è legata anche una scomparsa - cui è sottinteso l'omicidio; si scopre durante la lettura che l'omicidio centrale è legato ad una questione, ancora attualissima, di appalti pubblici e il secondo è dovuto a una casualità di cui il poveraccio, un potatore, vedendo quello che non doveva essere visto, ne paga le conseguenze. Il libro finisce con i mafiosi arrestati dal capitano, due dei quali reo-confessi degli omicidi, scagionati e la vittoria della Mafia; mostra la tesi di quanto è profondamente infiltrata nelle maglie dello Stato; e che i poveracci rimarranno sempre poveracci; e che la legge non è uguale per tutti. Il capitano nonostante lo sconforto del fallimento ritornerà a lottare in Sicilia.
Il libro è ambientato negli anni sessanta, e credo scritto nel medesimo periodo; nei propositi dell'autore non c'è la scrittura di un vero romanzo ma di un libro che spiega il fenomeno della Mafia in maniera semplice. L'ho letto con un certo piacere e posso sicuramente dare un voto positivo.