Non molto tempo fa', quando ero ancora un fanciulletto nel pieno dell'infanzia, era ancora una consuetudine nella mia ridente cittadina sentire il verso, quasi riversato e biascicato, di un anziano figuro che diceva appunto: "mola le forbici". Tal personaggio era un signore con un grembiule lercio che girava per il paese a cavallo di un califfone modificato, il quale montava appena dopo il manubrio, quindi tra esso e il conducente, una mola per affilare forbici e affini.
Oggi dopo tanti anni, questo artigiano è ritornato; irreversibilmente più anziano di quando non lo fosse prima, solo la sua voce è rimasta tale, dietro quel volto ancor più rude e crudo. Quello che mi ha incuriosito, o forse sarebbe più corretto dire turbato, è che il suo ritorno ha una inattesa concomitanza con la drastica riduzione del potere di acquisto della moneta avvenuto in questi ultimi anni ancor più di prima, che ha come diretta conseguenza un impoverimento del valore delle pensioni, ahimè meno protette. In effetti, si potrebbe pensare a un suo ritorno per un qualsiasi altro motivo, legato anche ad ipotetici avvenimenti emotivi della sua vita... non saprei.
Il piacere di risentire quell'antico verso, le cui origini risalgono a un'epoca adesso lontana, desta in me i ricordi di quel bambino che correva, pedalava, si sgolava giocando per le strade di quel paese allora ancora pieno di antichi folclori; ma contrasta con la severa realtà fatta di altri meccanismi, da cui traspare chiara la smorfia di delusione per quelle forbici che non ci sono più.