Sia sa: di sognare si sogna, solo che al massimo non ricordiamo nulla.
Sin da quando ero piccolo, o meglio sin dai tempi delle scuole medie, ho notato che ho scarsa memoria per i sogni: se prendessi l'anno come termine di paragone, le dita di una mano sarebbero fin troppe per contare il numero di volte in cui io ricordi qualcosa di un sogno. E se considero che in 24 ore mi appisolo per ben due volte, notte e pennichella pomeridiana, il problema si aggraverebbe.
Ma questa situazione diventa ancora più fosca perché alcuni giorni fa durante la pennichella mi sono risvegliato con il ricordo di un sogno, e fin qui nulla strano, se non fosse che mi sono ricordato anche di averlo fatto già in passato alcune volte.
Un sogno ricorrente!
Un fatto insospettabile, capite bene.
Quale sarebbe questo sogno ricorrente!?
Io ed altri ragazzi (non ben precisati), saremmo coinquilini in un appartamento di uno stabile, che sarebbe meglio definirlo un bel grattacielo di più di cento piani.
Riflettendo sul fatto che ci siano dei ragazzi con me coinquilini di un appartamento, ipotizzo che saremmo degli studenti universitari, quindi le prime volte in cui avrei fatto il sogno risalirebbero all'epoca dei miei due anni vissuti in un'appartamento a Bari, o al massimo al periodo successivo.
Il sogno continua con l'incontro di una bella donzella bruna tutta, molta bruna che abiterebbe all'ultimissimo piano insieme ad un gruppo di ragazze, altre coinquiline, e sarebbe nostra usanza, cioè dei ragazzi coinquilini, accompagnarle al loro appartamento. Mentre noi ragazzi abbiamo la fortuna di abitare più abbasso, non superando la soglia del centesimo piano, ma ci fermeremmo comunque sopra all'ottantesimo, ma il piano non lo ricordo di preciso.
In effetti quando risiedevo a Bari gli altri miei coinquilini avevano la abitudine cavalleresca di scortare le femmine di loro conoscenza fino alla loro dimora, tipico di quei giovani che accondiscentemente con la loro gentilezza si volevano rendere amabili per magari dopo riuscire ad amare; io mi accodavo a loro per non sembrare di cattiva compagnia, ma sinceramente allungarmi la strada non mi andava un granché. Ma erano altri tempi quelli.
Il sogno continua che siamo diventati tre: io, un coinquilino e la bruna bruna (tipo brasiliana; la mia ragazza a questo punto direbbe, visto che ha letto un libro di Froid, che è quella ragazza che la sera scorsa abbiamo visto cantare... può essere!) ci mettiamo in marcia, per poi ritrovarmi subito dopo agli ultimi piani delle scale. Si perché nel sogno io salgo a piedi e non prendo il comodo ma angusto ascensore, che comunque non sarebbe così augusto da proibire una terza presenza.
Questo particolare mette in evidenza la mia diffidenza in quelle scatole su doppi binari a movimento longitudinale tirati da motori elettrici, comunque non è tale da averne terrore, ci salgo volentieri per via delle scale, ma la mia fiducia è talmente poca da preferirei il contrario. ![]()
Nel sogno le scale per l'ascesa non sono di cemento armato (macché!) e neanche di legno, per fortuna, ma sono in metallo, credo (e spero) di acciaio. Anguste, difficoltose e con i gradini separati gli uni dagli altri, come delle corte ali fissate mediante bulloni alla parete che pericolosamente pongono in bilico lo sfortunato scalatore e con una ringhiera laterale che in suo soccorso lo aiutano nell'ascesa. ![]()
Naturalmente ho una gran paura di profondare nel vuoto qualora ci fosse il cedimento di qualche gradino.
La costruzione sembra avere una struttura differente agli ultimi piani. Più stretta. Infatti, ci sono due ascensori: il primo per l'antro delle scale più largo ed il secondo per l'altro antro più stretto. Per questo arrivato agli ultimi piani, si deve cambiare ascensore, perché il primo termina la sua corsa nell'antro grande, e bisogna prendere il secondo per salire gli ultimissimi piani: forse dieci, forse cinque piani. Anche qui il ricordo diventa vago.
Qui il sogno di fa ancora più strano, perché il pianerottolo nel quale ci dovrebbe essere lo scambio di ascensore è una lunga barra di acciaio che va da parete a parete, senza protezioni laterali, larga un metro circa. Io, come un equilibrista, raggiungo le scale successive per le quali c'è (finalmente) la protezione, ma che nello stesso tempo mi impedisce di montarci su. ![]()
L'odissea è quasi alla fine, manca l'ultimo ostacolo: espormi pericolosamente al vuoto per riuscire ad entrare in una porticina, sempre metallica, laterale per riprendere le scale verso l'ascesa.
Una volta superato l'ostacolo arrivo su, questa volta in compagnia del mio coinquilino che ha preferito proseguire con me, lasciando che la bruna brasiliana salisse da sola con l'ascensore (oppure potrebbe essere il contrario, comunque sta di fatto che nelle ultime scale non sono solo), facciamo queste ultime scale ed arriviamo in un grande, grandioso e bello (rispetto a quello che ho dovuto passare prima) pianerottolo e mi infilo in un corridoio sempre angusto per arrivare all'appartamento delle donzelle, ma del quale non vedrò mai nulla perché il sogno si interrompe.
Di tutto questo roteare di visioni e di pericoli, da farmi girare la testa e da farmi venire il dubbio di essere salubre nel sogno, non riesco a percepire chiaro il significato, ma un effetto lo ha avuto: avere più coraggio e prendere di più buon grado l'ascensore. ![]()