Non riesco a spiegarmi perché sin dai primi tempi in cui ho acquistato l'attuale laptop, non ho mai appurato se il processore in esso montato fosse compatibile, o meglio, possedesse quella tecnologia capace di sfruttare l'architettura a 64 bit, di AMD: probabilmente me ne sono semplicemente dimenticato. Il tempo è trascorso, ma a questo interrogativo non ho dato più una risposta, fino a quando casualmente non è ritornata alla memoria in seguito ad un scambio di chiacchiere con un tal tizio in vacanza dalle mie parti.
Andato sul sito del produttore del processore, Intel, nella pagina di descrizione del sue specifiche è comparsa la dicitura “Intel® EM64T” fra le caratteristiche supportate. In quel momento si è acceso di soddisfazione il mio volto.
Deciso a non tralasciare alcuna possibilità di miglioramento delle prestazioni, ho scaricato la versione a 64 bit di Ubuntu e ho provveduto alla sua installazione. Tutto è andato in modo perfetto, e le prestazioni naturalmente sono incrementate.
Purtroppo mi sono quasi subito imbattuto nelle pecche di questa architettura: la carenza di pacchetti pre-compilati; un esempio è il caso Adobe Reader (o Acrobat) di Adobe. Il sempre informato Google però mi ha dato una dritta per sopperire a tale defezione: usare la forza per installare ugualmente un pacchetto con architettura X86. Dal terminale eseguo “dpkg” nel seguente modo: sudo dpkg -i --force-architecture [nomepacchetto]
Ma non mi sono limitato a questo, ho anche effettuato il passaggio dal filesystem Ext3 a Ext4, nella futura previsione che dalla prossima release di Ubuntu quest'ultimo sarà il nuovo filesystem di default. Nel caso della partizione “/” non ci sono state particolari modifiche dato che l'ho formattata per la re-installazione di Ubuntu, come ho spiegato prima; nel caso della partizione “/home”, invece, il procedimento di conversione è stato più laborioso per evitare la formattazione e la conseguente perdita di dati.
Il procedimento di conversione da Ext3 a Ext4
Ho imparato per esperienza che il primo passaggio in questo tipo di operazione, particolarmente delicata e suscettibile alla perdita di dati, è la creazione di una copia di backup di sicurezza. Altresì, ho ritenuto corretto e più conveniente eseguire le operazioni di conversione attraverso una sessione avviata da LiveCD, perché questo mi consente di eseguire tutti i passaggi su una partizione non montata, e non ho bisogno neanche di smontarla successivamente all'avvio.
Il primo passo è stato identificare la partizione da convertire, è stato usato per tale scopo il comando “fdisk”: sudo fdisk -l ; trovato il nome della partizione, ho abilitato le feature di Ext4 su un filesystem Ext3: sudo tune2fs -O extents,uninit_bg,dir_index /dev/DEV ; dopo questa operazione non è più possibile montare la partizione come filesystem Ext3, per questo bisogna correggere la partizione con “fsck”: sudo e2fsck -fpDC0 /dev/DEV ; infine, bisogna apportare delle modifiche al file fstab presso la riga che dispone le opzioni di “montaggio” della partizione convertita cambiando la specificazione del filesystem da ext3 a ext4, al fine di un corretto montaggio della medesima all'avvio. Nel mio caso specifico, dal liveCD ho montato la partizione “/” e nel file /etc/fstab ho modificato la riga: UUID=xxx /home ext3 relatime 0 2 in questo modo: UUID=xxx /home ext4 relatime,errors=remount-ro 0 1 . All'avvio la partizione convertita è stata montata correttamente e non c'è stata nessuna perdita di dati.